Mi trovavo nel tardo pomeriggio seduto sul divano a guardare la tv senza realmente sentire cosa stesse dicendo, mi stavo annoiando un pò.
Decisi di prepararmi qualcosa da mangiare, un toast. Presi tutto il necessario, compreso un coltello per farlo in due metà. Presi anche una tovaglietta e la misi sul tavolo. Appoggiato il toast, presi il coltello e diedi un colpo netto. Peccato che nella traiettoria ci fosse anche il mio dito indice, quello della mano sinistra.
Il dito non si era tagliato; mi ero solo fatto un taglio abbastanza profondo ma il dito era ancora attaccato.
In quel momento successe una cosa sorprendente: il dito iniziò a parlare, anzi ad urlare! Inizialmente non capivo cosa mi stesse dicendo, perché le parole si accavallavano. Stava urlando a squarciagola e pian piano iniziavo a capire cosa stava dicendo: «nel mezzo del cammin di nostra vita, mi trovai in una selva oscura ...». Stava declamando la Divina Commedia! Amblivabol! Successe poi una cosa ancora più incredibile: iniziarono a parlare anche le altre dita della mano! Non ci stavo capendo niente. Ognuno diceva cose diverse. E poi iniziai a sentire ancora altre voci che provenivano dai piedi. E no! Cazzo! Anche le dita dei piedi stavano parlando, cantavano. Alcune dita sembrava proprio stessero facendo l'opera, altre rappavano . . . Una babele di voci!
Non sapevo come comportarmi e allora cercai di interagire con le mie dita, ma non mi cagavano di striscio. Allora capii che dovevo prendere la situazione in mano (mi perdonerà il lettore per il gioco di parole), così mi misi in bocca il dito che mi ero tagliato accidentalmente e lo staccai con un morso.
Le altre dita si ammutolirono. Sputai il moncone del dito sul pavimento; il sapore metallico del sangue era forte, ora avevo la loro attenzione, «innanzitutto» esordii, «dovete alzare il dito prima di parlare». Un dito si alzò, lo guardai. «Parla» gli dissi. «Fottiti» mi rispose, e tutte le altre dita iniziarono di nuovo a parlare contemporaneamente. Dovevo risolvere la situazione ma non potevo continuare a staccarmi le dita a morsi e cosi presi una decisione forte; ne avrei bruciato uno, quello più grosso ... quel bastardo del pollice. Lo presi e lo misi sul fornello piccolo, a fuoco lento, per farlo soffrire maggiormente. Il bastardo non emise un urlo, non disse una parola. Era un duro ma io ero ancora più duro. Alzai il fuoco e lo tenni lì fino a quando, nero e raggrinzito, si staccò dalla mano. «Ora, pezzi di merda, deciderò io chi e quando parlerà e non voglio sentire storie, avete visto cosa accade a chi mi disubbidisce».
Sentii montare dentro di me una strana sensazione, mi sentivo forte e sadico così infilai il dito indice della mano destra nel buco del culo. «Ti piace? Senti che buon profumo, pidocchio!» iniziai a ridere, non riuscivo a smettere.
Mi ripresi. Era come se fossi appena uscito da una crisi epilettica, tossii, mi schiarii la gola, tossii, mi rischiarii la gola di nuovo; mi avvicinai al tinello, presi un bicchiere, lo riempii e bevvi un sorso.
Ero preda di sentimenti contrastanti; ora mi sentivo triste, sapevo di dover sistemare quella situazione, non potevo lasciare le due dita così, buttate sul pavimento, le avrei dovute seppellire.
Parlai con voce solenne alle altre dita, «ci sono stati dei caduti a cui dobbiamo porre i nostri omaggi, sono state eroiche», le altre dita bisbigliarono qualcosa fra loro che non potei cogliere.
Pulii il tavolo con cura e appoggiai un tovagliolo lindo; presi le dita da terra e le adagiai sul tovagliolo. Con un pezzettino di carta umido le pulii, intonai una preghiera posticcia a cui si unirono, come un coro di campagna, tutte le dita. Fu un momento catartico. Uscii sul terrazzino, presi uno dei vasi e lo portai dentro. Con un cucchiaino scavai due buchi, vi adagiai le dita e le ricoprii con la terra.
Sentii la mano sinistra bagnata; la guardai e mi accorsi che il mignolo stava lacrimando, «era come un fratello per me». Mi sentii tremendamente in colpa, iniziai anche io a piangere e singhiozzare sommessamente. Mi sedetti per terra, raggomitolato come un cucciolo bastonato, e piansi, piansi tutta la notte, lì, su quel freddo pavimento.
Quando mi svegliai ero tutto indolenzito, la schiena a pezzi, mi facevano malissimo le mani, le guardai, non sembrava ci fosse nulla di strano.
Provavo una strana sensazione di gratitudine, mi alzai e mi misi a saltellare euforico.