Tempo • 4 min

Il tempo alla fine della notte

«Perché non vuoi fermarti?» «Perché sono già fermo, coglione».

Passeggiavo lungo la via pensando a tutto quello che avrei dovuto fare l'indomani quando un pensiero mi colpii come un fulmine a ciel sereno. Stavo andando nella stessa direzione del tempo e la cosa peggiore era che non potevo fare altrimenti. Allora mi girai indietro e iniziai ad andare nel verso opposto. Non stavo andando indietro nel tempo, stavo solo andando di nuovo verso casa.

Iniziai a correre ed ebbi l'impressione che il tempo stesse andando più veloce, quindi mi fermai di colpo ma il tempo non si fermava, oppure si? Dovevo riuscire a fermarlo però non avevo idea di come potessi riuscirci.

Iniziai ad imprecare di fronte a questa impotenza; come fermarlo?

Alzai la testa al cielo e urlai. «Fermatiiiiii!!!» ma non successe nulla, o quasi. Una voce dall'interno di una finestra mi urlò «zitto, stronzo», era forse il tempo che mi aveva risposto? A mia volta risposi. «Perché non vuoi fermarti?». Nulla. Urlai di nuovo ma questa volta a squarciagola. «Perché non vuoi fermarti?». «Perché sono già fermo, coglione», tuonò nuovamente la voce di prima.

Il tempo era già fermo, pensai, che strano. Ma in che senso? Effettivamente come facevo io a sapere se si stava muovendo oppure se era fermo, non lo sapevo.

Pensai di chiederglielo ma ero stufo di parlare con il tempo, per cui decisi di tornare a casa e mogio mogio mi avviai.

Arrivato a casa presi una birra e la bevvi quasi d'un fiato; non ero soddisfatto, così ne aprii un'altra e bevvi anche quella e ne buttai giù anche una terza. Mentre sonnecchiavo sul divano sentii in mezzo al sogno che qualcuno stava suonando al citofono. Mi alzai mezzo stordito, «chi è?», nulla. «Chi è?», nulla. Era sicuramente il tempo che mi stava facendo uno scherzo.

Mi misi rapidamente la giacca e uscii, mi voltai avanti e indietro ma non vidi nessuno. Iniziai a correre in una direzione e, girato il secondo angolo in fondo alla strada, lo vidi.

Era lì, in piedi, naso aquilino e magro come un ramoscello, «salve, tempo». Mi guardò senza proferire parola; «perché mi hai cercato?» chiesi, non rispose. Mi fissava inespressivo.

Dopo qualche istante arrivò un secondo Tempo, amblivabol! I tempi erano due. Il secondo Tempo era biondo cenere, alto e sembrava essere stato muscoloso, un tempo (scusate il gioco di parole).

Iniziò a gesticolare come se volesse farmi capire qualcosa ma non riuscivo a capire cosa; cercai di replicare, mi intimò di fare silenzio, tacqui.

Non ci crederete, man mano arrivarono altri Tempi, tanti, erano una folla e tutti mi osservavano; non capivo cosa stesse succedendo. Lentamente iniziarono a parlare fra di loro, non li capivo; di tanto in tanto segnavano nella mia direzione, alcuni ridevano mentre altri erano seri, quasi tristi.

Onestamente non sapevo cosa fare. Cercai nuovamente di parlare ma mi intimarono di fare silenzio. Niente, non c'era verso di parlare con questi Tempi. Decisi allora di tornare a casa; mi voltai e mentre stavo per muovere il primo passo, il primo Tempo mi afferrò debolmente il braccio e fece segno di no come se non volesse che andassi via.

Mi fermai a guardarlo e lui mollò la presa. Insomma era una situazione un pò inconsueta, cosa dovevo fare non lo sapevo: non potevo parlare, non potevo andarmene, non potevo fare un bel niente.

Decisi allora di fare l'unica cosa che mi sembrava mi fosse consentita, mi sdrai a terra e rimasi lì.

Steso, in mezzo al tempo, fissando il cielo azzurro mi colse un pensiero ... un pensiero un pò strano a dire la verità: ero in mezzo al tempo a fissare lo spazio, se comprendete cosa voglio dire.

Questo pensiero mi rallegrò, mi fece sentire in qualche modo importante, leggero e tranquillo. Ecco, il fatto è che non mi chiesi subito perché mi sentissi leggero. E quando me lo chiesi, fu brutto. I Tempi mi avevano sollevato sulle loro teste come se fossi una specie di rock star e si passavano il mio corpo di braccia in braccia, come se fossi leggero come una piuma. Cercai di girarmi e di svincolarmi ma non me lo permisero. Continuavano a tenermi sospeso e nel mentre camminavano in qualche direzione come fossero uno stormo di uccelli.

Mi stavo innervosendo e agitando; iniziai a scalciare e a muovermi come fossi indemoniato. Improvvisamente mi mollarono. Il tonfo fu sordo e doloroso, ero di nuovo steso per terra ad osservare il cielo.

Iniziarono a colpirmi furiosamente, calci, pugni e ancora calci. Chiusi gli occhi, il sapore del sangue in bocca, lasciandomi pestare capii di essere stato fottuto dal tempo. Anzi, dai tempi.