Avevo fatto molto tardi, l'ufficio mi sembrava una trappola e fui felicissimo quando solcai la porta d'uscita. Lentamente, mi avviai verso il mio appartamento.
Mi trascinavo come se avessi dei pesi attaccati ai piedi. Avrei voluto tele trasportarmi direttamente sul divano di casa ma non potevo. Allora come una pecora stanca, continuai a camminare finché non arrivai.
Entrai e senza neanche lavarmi le mani mi stesi sul divano. Credo di essermi addormentato all’istante. All’improvviso mi venne il dubbio di non aver chiuso la porta a chiave. Così aprii gli occhi e cercai di alzarmi ma non ci riuscii, ero pesantissimo, come se fossi legato.
Cercai di muovermi ancora ma riuscii appena a ruotare gli occhi. Che sensazione strana. Non riuscivo a capire cosa mi stesse accadendo. Pian piano, ruotando gli occhi, vidi il colore del mio divano. Solo che non riuscivo a vedere me stesso. Ma cazzo! Devo ammettere che iniziavo ad arrabbiarmi. Anzi mi stavano proprio girando le palle. A proposito, dove cazzo erano finite? Non me le sentivo più. Peccato, le mie povere palle! Ad ogni modo, continuavo a cercare di muovermi, mi agitavo come un pesce all'amo finché non mi fu chiara la natura del casino in cui mi ero ficcato. Non ero sul divano! Ero il divano. Amblivabol!
Avendo compreso questo, chiusi gli occhi, pensai a come era fatto il divano in modo da cercare un pò di mobilità. Fu così che con un immane sforzo dell'addominale, o meglio dei cuscini, mi misi seduto a novanta gradi. Il collo aveva una rotazione minima anche perché era quasi del tutto scomparso. Il mio collo era adesso l'appoggia gomito. Porca troia!
L'obiettivo successivo era quello di mettermi in piedi, non sapendo come mentre cercavo di elaborare una strategia mi prese una sorta di attacco di panico: come facevo a bere una birra in quelle condizioni?. Ero arrabbiato, al punto che cercai di imprecare. Ovviamente non uscì nemmeno un suono poichè la mia bocca era diventata una cerniera e la cerniera era chiusa, fanculo! Non potevo parlare, non potevo bere, non potevo grattarmi i coglioni. Non potevo fare una sega! Neanche quella.
Con un colpo di reni cercai di mettermi in piedi. Niente, ero ancora seduto. Cercai di nuovo, ancora e ancora finché non mi ritrovai in pedi. Sfioravo il soffitto, wow!
Wow un cazzo!
Bene, ero in piedi, immobile e fissavo il muro. E mò? Dovevo ruotare. Iniziai a mimare di saltare; solo che ero pesante, tanto pesante. Niente. Era impossibile.
Cercai allora di ruotare come se fossi su un perno, e riuscii piano piano a spostarmi. Ero stanco morto ma non era ancora finita.
Con grande, immensa fatica, mi trascinai di fronte alla porta, la fissai e mi resi conto che le mie braccia erano cuscini, non potevo staccarle, cazzo! Avrei voluto battere la testa, anzi il poggia testa, al muro così mi diedi uno slancio in avanti e puff, mi ritrovai inclinato di trenta gradi con il poggia testa, ossia la testa, appoggiata sulla cornice superiore delle porta.
Da quella prospettiva avevo una chiara visione della toppa della porta, pensai di non averla mai vista da lì. Che pensiero assurdo.
E ora? Ora un bel niente. Mi toccava lavorare di reni. Diedi un paio di colpi che mi portarono di nuovo in posizione verticale ma, purtroppo, misi troppa forza così caddi all'indietro finendo disteso davanti alla porta. Un rumore acuto mi penetrò l'orecchio (che poi, orecchio, chissà che avevo al loro posto), sembrava che si fosse sganciata una molla del divano o forse dovrei dire una mia molla. Sentii un dolore pungente poco sotto l'inguine.
E ora? Ora un bel niente. Dovevo ricominciare daccapo. Un colpo di reni ed ero seduto; secondo colpo di reni ed ero in piedi; terzo colpo di reni ed ero di nuovo davanti alla porta. Solo quando fui lì capii che non aveva poi così tanto senso verificare se la porta fosse aperta o chiusa. Ero curioso di provare a flettermi in avanti e così, tac, quarto colpo di reni ed eccomi a novanta gradi. Non era una posizione comoda, per quanto un divano potesse sentirsi comodo. Mentre ero lì, piegato come stessi facendo stretching, feci una cosa incredibile. Rilassai tutti gli orifizi, (sempre che ne avessi) ed in quel momento il divano ed i suoi cuscini mi si staccarono dal corpo. Mi sentii leggero.
Cercai di camminare e caddi a terra. Mi guardai le gambe e vidi che dal ginocchio destro pendeva un'appendice di ferro, una specie di molla, speravo di essere tornato normale ma evidentemente non era così. Cazzo.