Tornavo da lavoro, stanco e pensieroso. La giornata nuvolosa minacciava pioggia. Respiravo l'aria fredda pensando al calduccio di casa. Arrivato davanti al cancelletto faticai a trovare la chiave ma, una volta fatta riemergere dal fondo della tasca, la utilizzai con maestria e sicurezza e in men che non si dica ero in casa.
Accesi la luce. L'ambiente confortevole mi dava sempre un brivido piacevole che mi attraversava la schiena. Era caldo come lo immaginavo. Lasciai la giacca sull'appendiabiti e mi avviai verso il bagno per darmi una sciacquata.
Dopo, bello pulito, andai in cucina e, dopo aver aperto il frigorifero, mi ritrovai disteso sul divano a sorseggiare una birra ghiacciata.
Accesi la tv e iniziai un piacevolissimo zapping che mi portò a vedere un thriller che stranamente non avevo ancora visto. Non mi accade spesso, quella sera però dimenticai di mangiare così mi alzai dal divano e mi fiondai in bagno per lavare i denti prima di addormentarmi definitivamente sul divano.
Ero piuttosto rilassato. Mi infilai il pigiama e mi misi sotto le coperte. Mi addormentai istantaneamente.
L'indomani mattina mi svegliai due minuti prima del trillo della sveglia. Con gli occhi cisposi andai in cucina ma era in bagno che volevo andare così feci dietro front e andai in bagno, mi guardai allo specchio e feci un lungo sbadiglio. Mentre stavo per aprire il rubinetto diedi un'occhiata all'interno del lavandino. Non ci potevo credere. Mi ristropicciai gli occhi e guardai di nuovo.
Vidi esattamente la stessa cosa: nel lavabo c'erano dei piccoli uomini in miniatura che sembravano litigare fra loro. Anzi a ben vedere stavano facendo la guerra. Che buffi!
Ed erano di un colore stranamente familiare.
Fissai questi omini per un pò. Ero indeciso sul da farsi, non sapevo come sistemare la faccenda. Mi avvicinai ad osservarli. Erano ben fatti; avevano anche degli artefatti, come delle mini armi e si scagliavano gli uni contro gli altri.
Bhà! Provai a chiamarli, «ehilà, mi sentite?». Non fecero una piega. In altre parole, non mi cagarono di striscio. Decisi di allungare un dito, lentamente.
Più lo avvicinavo più gli omini rallentavano. Quando fui sul punto di toccare il fondo del lavandino si bloccarono del tutto e si voltarono ad osservare il dito. Sembravano dei fedeli in preghiera dinnanzi a un idolo. Iniziai ad allontanare il dito e man mano che lo facevo, gli omini ripresero la loro battaglia furiosa. Non potei non iniziare ad avvicinare e allontanare continuamente il dito per guardarli bloccarsi e riprendere a muoversi, si e no, si e no, erano molto buffi davvero. Iniziai a ridere di gusto.
Mi venne finalmente in mente come mai il colore di quegli omini mi era così familiare: era lo stesso colore del mio dentifricio. Che strano.
Degli omini fatti di dentifricio si stavano ammazzando di botte nel mio lavandino, e io mò come facevo a lavarmi? Niente, decisi di non lavarmi e continuai a guardarli.
Tuttavia dovevo andare in ufficio e non me la sentivo di lasciare quei pazzi furiosi nel mio lavandino. E se fossero usciti fuori? Se fossero andati in camera da letto?
Non sapevo come risolverla. Per cui feci l'unica cosa che mi sembrava sensata, andai in cucina e misi su un caffè. Lo bevvi accompagnato da un biscotto integale mentre pensavo a come risolvere quel pasticcio di dentifricio. Mi venne in mente un'idea geniale ... almeno secondo me. L'idea consisteva nel creare un mostro, una specie di Golem, col dentifricio, che potesse sterminare gli omini. Mi prese male così abbandonai l'idea.
Andai in bagno, presi il tubetto del dentifricio in mano e, contro tutti i miei stessi pronostici, lo alzai al cielo urlando «ti creo per cacciare gli invasoriiiii!». Più che urlare, tuonai. Sembrava tutto abbastanza surreale. Aprii il tubetto, ne misi una quantità generosa sull'indice e ordinai, «fallo», buttandola in un angolo nel lavandino.
Lì per lì non accadde nulla ma dopo qualche secondo il dentifricio si plasmò in una specie di serpentone in miniatura che iniziò a mangiare gli omini senza distinzione. Loro cercavano di difendersi, poverini, ma furono inesorabilmente divorati. Quando non ne fu rimasto nessuno, il serpentone si avvicinò al foro dello scarico e vi si lanciò dentro. Ebbi come l'impressione che si fosse suicidato per aver portato a termine quell'ingrato compito che gli avevo affidato. Era tutto finito.