Casa • 3 min

Il pavimento pulito

In realtà non solo mi sentii sprofondare. Sprofondai effettivamente nel pavimento fino alla cinta. Amblivabol!

Che bello che è il portoncino di casa, mi permette di accedere a quel paradiso in terra che è il mio appartamento.

Ero quasi emozionato mentre lo aprivo e lo spingevo verso l'interno. Mossi il primo passo, il secondo, mi girai per richiuderlo. Subito dopo accesi la luce e fu in quel momento che accadde qualcosa. Mi sentii sprofondare fino alla cinta. Mi sembrava di essere nelle sabbie mobili.

In realtà non solo mi sentii sprofondare. Sprofondai effettivamente nel pavimento fino alla cinta. Amblivabol!

Ero bloccato sulla soglia di casa, con solo metà busto che emergeva dal pavimento e le gambe e le gambe ... a proposito, dove cazzo erano finite?

Provai, con un fremito di paura, a muoverle. Temevo che fossero bloccate e invece c’erano. Le misi in movimento come se stessi facendo acquagym, avanti e indietro.

Quindi potevo muoverle però non sapevo dove fossero esattamente. Iniziai a rifletterci su e ipotizzai che potessero essere nell'appartamento di sotto, ma era solo una possibilità.

Cercai di allungare le braccia ma ero completamente bloccato. A mala pena riuscivo a flettermi di qualche millimetro in avanti.

Mi consolavo pensando che avrei potuto risolvere quella situazione chiamando semplicemente un muratore che mi togliesse dal pavimento. Per chiamarlo però avrei avuto bisogno del cellulare. Che avevo in tasca. Che, in quel momento, era quindi completamente inaccessibile.

Mentre ero immerso nei miei pensieri provai un brivido di freddo che partiva dalle gambe e risaliva in su. Non avrei potuto giurarci ma avevo la netta sensazione che qualcuno mi avesse tolto scarpe, calze, pantaloni e mutande. Chi cazzo aveva osato?

Forse i vicini dell’appartamento di sotto che tra l’altro non avevo mai visto. Speravo che fossero delle donne. Non perché sia omofobo; semplicemente perché, essendo eterosessuale, mi piace pensare che le mie parti intime vengono guardate e manovrate da una donna e non da un uomo.

Rimasi così immobile per parecchio tempo. Ogni tanto mi addormentavo e la testa mi pendolava avanti e indietro. Poi mi svegliavo di soprassalto e abbastanza indolenzito. E mi ritrovavo ancora là: bloccato nel pavimento. Iniziavo ad avere anche un certo languorino.

Non so bene quante volte mi addormentai e svegliai ma improvvisamente seppi che qualcuno mi stava toccando i genitali. Non sapevo se esserne contento o preoccupato; propesi decisamente per il secondo. Iniziai a urlare «chi è? chi è?» ma dal piano di sotto non arrivava alcun suono.

Non ci potevo credere. Ero incastonato lì e qualcuno stava giocherellando con le mie palle. Mi dibattevo come un'anguilla presa all'ano ma ogni tentativo era vano.

Dal piano di sotto iniziò ad arrivare una musichetta allegra, sembrava quasi una marcetta con tanto di rullo di tamburi.

Iniziai a battere i pugni e a sbattere le gambe ma, chiunque fosse, continuava imperterrito a fare quello che voleva con il mio mezzo busto inferiore. Così mi abbandonai e non opposi più nessuna resistenza, per quanto poco incisiva fosse, lo ammetto.

Appoggiai i gomiti sul pavimento, ci posai sopra il capo e mi lascia andare.

Mille diverse immagini mi attraversarono la mente. Alcune piacevoli, altre molto meno. Cercavo di non pensare a niente, le sensazioni erano troppo forti per essere ignorate.

Mi sveglia per il freddo, soprattutto alle gambe. Mi sarebbe piaciuto avere la mia bella coperta avvolta intorno. In quella situazione mi sarei accontentato anche di avere addosso felpa.

Per tutta la notte mi addormentai e svegliai continuamente finché un raggio di sole, che filtrava dalla finestra, mi colpì in piena faccia. Come se mi stessi alzando dal letto, come se quella situazione fosse normale, facendo forza sulle braccia cercai di sollevarrni, come la spada nella roccia presa dall'infante Re. Riuscii ad estrarre le gambe dal pavimento e mi misi in piedi. Ero completamente nudo nella parte inferiore del corpo, le gambe erano fredde, quasi congelate, la pelle delle palle raggrinzita.

Andai in camera, mi rivestii. Pronto per tornare in ufficio. Che serata di merda.