Animali • 3 min

Il gatto senza stivali

Ogni leccata si portava via un po' di me.

Camminare mi rilassa per cui quando posso cammino in lungo e in largo nel mio quartiere. Spesso osservo le vie cercando di coglierne nuovi particolari. Quel tardo pomeriggio però ero stanco. Stavo tornando dall'ufficio e avevo solo voglia di una birra e della tv.

Stranamente quella sera le luci dell'edificio dove abitavo erano spente. Forse volevano risparmiare un pò. Aiutandomi con il cellulare aprii il cancello e mi diressi verso il portone di casa. Esitai qualche secondo perché mi sentivo osservato. Mi guardai intorno ma non c'era nessuno. Stavo per infilare la chiave nella toppa, quando vidi di sfuggita due piccole luci vicino ai miei piedi.

Sorpreso, mi accovacciai per vedere cosa fosse. Era un piccolo gatto nero che, immobile, mi osservava. Ero indeciso sul da farsi. Comunque aprii la porta e, senza pensarci, lasciai entrare il gattino. Andai, come da routine, in bagno per una sciacquata e tornai in cucina. Il gattino non c'era; andai in entrata e lo vidi lì, fermo come una sfinge.

Tornai in cucina, presi una ciotolina e ci misi del latte. Portai la ciotolina in entrata e gliela avvicinai; lui non si mosse.

Decisi di farmi da mangiare bevendo una birra fredda. Preparai anche due uova con gli spinaci, un'insalata verde, un panino integrale e una seconda birra. Mangiai di gran gusto, ruttai e, lasciando tutto apparecchiato, mi spostai in sala.

Accesi la luce; prima di accendere la televisione diedi un'occhiata al gatto. Era ancora fermo lì ma aveva bevuto tutto il latte.

Mi stravaccai sul divano, iniziai una delle mie attività preferite: lo zapping selvaggio. Mi addormentai.

Feci pessimi sogni, anzi direi dei veri e propri incubi. In uno di questi, sentivo bruciare tutto il corpo come se avessi il fuoco di Sant’Antonio. In preda a questa sensazione orrenda, mi svegliai.

La scena che vidi era strana, a dir poco.

Il gattino era su di me e mi stava leccando. Fin qui niente di strano. Il problema è che mi mancava un braccio e mezza gamba perché ogni leccata del gatto si portava via un po' di me come se fossi gelato. Amblivabol!

E ogni leccata era come il passaggio di un tozzone ardente sul mio corpo, bruciava furiosamente. Rimasi lì immobile, come faceva prima il gattino. E ora lo stesso gattino del cazzo mi stava praticamente mangiando.

Quando riuscii a riprendermi dallo shock, mi misi in piede. Non è un errore di scrittura, mi era rimasto un solo piede. Mi misi in piede come una gru.

Iniziai a saltellare aiutandomi a mantenere l'equilibrio con il braccio ancora intatto e con il moncone. Inaspettatamente il gattino mi si avvicinò e iniziò a leccarmi il piede. E no cazzo, pensai, anche questo no. Mi allontani saltellando verso la camera da letto ma il gattino mangia-me mi seguiva. Mi si avventò al polpaccio come un gremlins e ricominciò a leccarmi.

Non sapevo cosa fare. Cercai di scrollarmelo di dosso ma avendo una sola gamba caddi sul letto. Il gattino diabolico, con il suo dolce visino, mi si lanciò sul viso. Aveva un alito fetido.

Ero disperato. Non sapevo come togliermelo davanti. Mi trascinai a terra lontano dal letto. Quel malefico era ora sulla mia schiena e continuava a leccarmi. Maledetto!

Mentre mi trascinavo fuori dalla camera, mi girai sulla schiena. Il micino saltò via e poi mi si scagliò di nuovo contro. Non so come, lo afferrai e lo lanciai verso il letto. Con un guizzo inaspettato sgusciai dalla camera e con l'unica gamba rimasta spinsi la porta. La bestia diabolica era chiusa dentro.

A fatica mi rimisi in piede. Appoggiandomi al muro entrai in bagno per fare la conta dei danni. Minchia, mi mancava una buona metà della faccia, sulla parte leccata era rimasto solo l'occhio, incastonato come un diamante nel cranio che roteava a destra e sinistra. Mi sentivo un androide, tipo Terminator. Tremavo un pò.

Non sapevo come comportarmi, cosa fare, chi chiamare, volevo solo che mi ricrescessero le parti mancanti. Feci una delle poche cose che mi venne in mente. La sola. Andai in cucina, aprii il frigo e presi una birra. La stappai e adagio iniziai a berla. Dei piccoli zampillii iniziarono a uscire dalla parte sinistra della gola. Il micino mi aveva leccato anche là. Mi sentivo come un tubo di plastica con una cazzo di perdita.