Ero davanti alla porta del mio appartamento. Dall'interno venivano dei rumori preoccupanti, ero sicuro che ci fossero dei ladri. Se fossi stato una persona ragionevole mi sarei dovuto allontanare e avrei dovuto chiamare le forze dell'ordine. Quello che feci invece fu aprire la porta, con il battito cardiaco a mille, un fischio acuto nell'orecchio destro e le chiappe strette come una morsa. Ero pronto a battermi.
Non ero pronto però a quello che vidi. La casa era completamente a soqquadro, come se fosse passato un tifone all'interno.
Dalla camera da letto emerse un tipo basso e tozzo, molto peloso, con la pelle abbronzata, capelli e barba lunga. Mi si avvicinò e mi diede una manata che mi sorprese. Amblivabol!
Lo schiaffo fu così violento che rischiai di svenire. Mi si avventò di nuovo ma fui veloce ad alzare il gomito del braccio sinistro. Lo presi in pieno naso. Fu come se un palloncino pieno di sugo fosse scoppiato, c'era sangue dappertutto.
L'omino, che probabilmente aveva il naso rotto, ruggì. Disse delle parole incomprensibili e scappò via verso la camera. Notai che aveva una specie di tanga di pelle, sembrava un uomo delle caverne.
Rimasi impalato, stordito, a fissare il vuoto. Accesi la luce. Fino a quel momento avevo potuto vedere grazie all’illuminazione che veniva da fuori. Era addirittura peggio di quello che mi era sembrato, era tutto a terra e tutto rotto. Mossi qualche passo incerto in avanti. Lo schermo della tv era andato completamente in frantumi. I cuscini del mio amato divano erano stati smembrati e c'era gommapiuma ovunque.
Mentre continuavo ad avanzare sbucarono dalla camera il tizio con il naso rotto e un'altra creatura. Sembrava una donna, era piccola e molto pelosa. In carne ma non grassa, occhi neri e profondi.
Entrambi mi si buttarono ai piedi ed iniziarono a fare qualcosa di molto simile a degli inchini.
Ero stupefatto. Riepilogando: ero nel mio appartamento, distrutto. Ai miei piedi avevo due persone, probabilmente primitivi, che mi stavano adorando come fossi una divinità.
Li scansai. Andai in cucina e rimasi qualche minuto a pensare. Loro mi seguirono strisciando. Anche lì era tutto in disordine eccetto la credenza più alta. La aprii, presi della frutta secca e iniziai a mangiare.
Ne presi una manciata e ne porsi un pò ad entrambi. Feci loro segno di mangiarla e a mia volta la mangiai. Con cautela loro se ne avvicinarono un pò alle labbra e iniziarono a sgranocchiare anche loro. Mi guardavano estasiati, evidentemente era di loro gradimento.
Pensai bene di prendere una birra dal frigo. La aprii e ne versai un pò a terra. Non avevo altro modo per fargliela assaggiare, tutti i bicchieri erano rotti.
Entrambi si lanciarono a berla come fossero due cuccioli. Lui sembrava deliziato, lei aveva un'espressione neutra. Lui ruttò.
Mi guardava, emise dei grugniti e capii che ne voleva ancora. Gliene versai altra. Lui si lanciò a berla e anche lei si avvicinò. In quello stesso momento le diede una pedata, lei si allontanò e si mise in un angolo della cucina. Poverina. Mi dispiacque. Avrei voluto fare qualcosa ma non sapevo come poter interagire verbalmente con quei due.
Non finii di concludere il mio pensiero che l'uomo guardò la donna e grugnì; lei mi si lanciò addosso e d'istinto la colpii con un manrovescio. La donna cadde per terra con un rivolo di sangue che le usciva dall'angolo della bocca. L'uomo si alzò in piedi con aria di sfida. Io a mia volta lo fissai e alzai la mano come per colpirlo, lui si accovacciò con gli occhi bassi. Pensavo di averlo sottomesso ma scoprii un istante dopo che si era accovacciato per darsi maggiore slancio nelle gambe. Mi si scagliò addosso quel piccolo stronzo.
Non me lo aspettavo, fui preso completamente alla sprovvista. Lo slancio mi fece balzare all'indietro, finii a terra come un tappeto. A quel punto anche la donna mi si avventò ed entrambi mi bloccarono a terra. Cercai di divincolarmi ma avevano entrambi molta forza nelle braccia.
La donna si slacciò il suo perizoma e con quello mi legò le mani. Anche lui si tolse il suo e mi bloccò i piedi. Ero in balia di quei due cavernicoli. La donna si allontanò andandosi a raggomitolare nel solito angolo. Lui mi annusò i piedi, dopodiché mi diede un morso al polpaccio strappandomene un pezzo sostanzioso. Anche la donna si avvicinò, gli occhi le brillavano. I due cavernicoli erano anche cannibali, stavo per essere mangiato. Sperando di farli cosa gradita, allora, mi rilassai e lasciai andare gli sfinteri.