Era una di quelle giornate in cui non sopportavo nessuno in ufficio. Non che fosse colpa loro. I colleghi erano tranquilli, ero io che mi sentivo indolente. Così, appena potei, raccolsi le mie cose e mi fiondai fuori. «Ciao, ciao, a domani. A domani, buona serata. Buona serata», e via dicendo.
Erano tutti educati e gentili, sembravano quasi felici, beati loro.
Con passo svelto arrivai a casa. Velocemente mi cambiai e, birra alla mano, mi sedetti sul divano; premetti il tasto di accensione del telecomando con il dito fremente di fare zapping.
La tv ci mise qualche secondo ad accendersi, anche lei era indolente evidentemente.
Stavano dando una di quelle trasmissioni demenziali in cui i concorrenti devono indovinare le parole affrontando vari giochetti stupidi. Dopo che ebbi fatto il primo sorso di birra, il presentatore fece una pausa più lunga di quanto ci si potesse aspettare. Lo guardai, lui disse «allora qual'è la tua risposta?».
Ancora silenzio.
Fra le labbra sussurrai la risposta, stranamente la sapevo. «Bravissimo, il nostro concorrente ha dato la risposta giusta». Ma ce l'aveva con me? «II nostro concorrente con la birra in mano».
Con la birra in mano?, pensai.
Il presentatore fece come un passo in avanti e me lo ritrovai in casa.
No! Era esattamente alla mia destra. Amblivabol!
Continuò a condurre la trasmissione come nulla fosse, come se non fosse nel mio cazzo di salotto.
«E allora, qual’è la tua risposta? Se indovini andrai a ben trentamila euro». Non sapevo neanche quanti fossero trentamila euro, però conoscevo la risposta: palla. Titubante la pronunciai e il tizio in casa mia iniziò ad applaudire. «E il nostro concorrente passa al livello successivo».
Non sapevo quale fosse il livello successivo. Continuai a bere la mia birra. Guardavo con rimpianto le soubrette nel monitor, desiderando che avessero attraversato loro lo schermo della tv e che ora fossero loro con me in sala, al posto di sto carciofo ingessato con la faccia di cera.
«E i nostri sfidanti sono carichi e pronti a darsi battaglia». Lo disse con un ghigno beffardo come se stesse introducendo un incontro di boxe. Ad ogni modo, io non ero né pronto, né carico e tantomeno volevo dare battaglia a qualcuno. Sorrisi flebilmente.
Gli altri concorrenti erano dei figuri piuttosto asettici, due ragazze e un ragazzino. Una delle due tipe aveva un gran bel culo, l'altra era strabica, il giovanotto aveva capelli corvini e una frangia a palloncino che gli copriva parte degli occhi come quelle dei pony.
Speravo partisse la pubblicità e che tutto tornasse alla normalità. Il cazzone del presentatore nella televisione, io con la mia birra sul divano e il mio salotto vuoto, a parte me.
Invece partì una musichetta piena di suspence in sottofondo, poi un conto alla rovescia. Tutti mi guardavano con grande attesa, non capivo cosa volessero da me, dissi a caso «birra». «Ed il nostro campione indovina di nuovo la parola! Ma come avrà fatto? Intuito? Studio? Fortuna?», disse il presentatore. A caso stronzo, gli avrei voluto rispondere, ma non dissi nulla.
Mi sarei voluto fare una pisciata e prendere un'altra birra, ma ero incollato alla poltrona come in catalessi.
Il presentatore attaccò a dire «Situazione, testa, rotto, dici, capire. Anche voi da casa provate ad indovinare la parola che le accomuna tutte quante. Avete un minuto a disposizione, forza!».
Ma che gioco del cazzo era questo? Indovinare una parola che ne collegasse altre cinque. Non potevo credere che ci fossero persone che seguissero sta roba.
E poi il presentatore aveva detto «anche voi da casa», ma io ero a casa mia. «Cazzo!», pensai ad alta voce.
«E si conferma lui, il nostro grande campione. Ha indovinato. Sebbene fosse davvero difficile questa sera la parola, il nostro campione ce l'ha fatta. Ed ecco per voi la spiegazione: situazione del cazzo, testa di cazzo, rotto di cazzo, che cazzo dici, non capire un cazzo . . . il nostro campione ha trovato la parola!».
In tutto questo mi era venuta anche una gran fame.
Ero allibito, mi trovavo in una situazione surreale. Stavo partecipando ad una trasmissione in diretta nazionale da casa mia e avevo appena vinto indovinando una parola ... del cazzo.