Tempo • 3 min

Indietro si torna

Osservavo le patate. La parte esterna diventava via via sempre più scura, come se si stesse riformando la buccia, roba da Matti!

Mi sembrava di essere passato direttamente dalla sedia dell'ufficio a quella del mio tavolo, in sala da pranzo, tanto ero sovrappensiero mentre facevo la strada di casa.

Davanti a me avevo uno spettacolo meraviglioso: due cosce di pollo cotte con la pelle croccante, un contorno di patate lesse con la maionese e una bottiglia di birra chiara ghiacciata. Guardavo quella combinazione di elementi con estatico entusiasmo, anticipando con la mente la goduria che avrei provato mangiando e bevendo. Avevo l'acquolina in bocca.

Come un prete con i paramenti per officiare messa, sistemai il tovagliolo bianco e presi in mano forchetta e coltello. Le mani attrezzate con le posate si avvicinavano al piatto con una lentezza tale che mi sembrava di essere all'interno di una moviola calcistica.

Nel momento in cui la posata sfiorò il piatto percepii qualcosa di strano nell'aria. Mi bloccai all'istante. Davanti ai miei occhi iniziò a manifestarsi uno strano fenomeno.

Le cosce di pollo stavano vibrando in modo sincrono. Sembrava che qualcuno le stesse muovendo con dei fili dall'alto. Inizialmente pensai ad un terremoto ma non era possibile perché il solo a tremare era il mio cazzo di pollo.

Ero basito. In mezzo alle cosce si stava formando una spessa patina, sembrava una sorta di pasta giallastra; improvvisamente le cosce si misero in verticale ma non ero stato io ad alzarle. Amblivabol!

Nel mezzo di quel micro sisma anche le patate iniziarono a muoversi nel piatto. La maionese vibrava come uno specchio d'acqua quando si lancia un sasso.

Osservavo le patate. La parte esterna diventava via via sempre più scura, come se si stesse riformando la buccia, roba da Matti!

Anche il tavolo iniziò ad essere scosso da piccoli tremiti.

Avevo perso di vista le cosce di pollo, che in realtà erano diventate un mezzo busto di pollo, e le patate erano praticamente tornate allo stato in cui erano prima che le cucinassi. Dalla maionese emergevano delle cose molto simili a gusci d'uovo. Perfino il tavolo si stava restringendo, convergeva verso il centro come a formare una specie di tronchetto.

Tutto stava tornando allo stato organico precedente alla lavorazione, nel piatto avevo un maledetto pollo vivo che si dibatteva cercando di scappare via. Era ancora mezzo spennato però.

Le patate stavano rigermogliando e la maionese era diventata qualcosa di simile a due uova con del latte sul lato. Il tavolo era ormai un alberello e anche le sedie iniziavano a cambiare.

Mi guardai intorno. Tutto stava cambiando, solo i muri sembravano essere immuni da quello strano fenomeno.

La gallina era adesso in piena forma, svolazzava e cacazzava un pò ovunque. Dal frigo provenivano rumori sinistri. Improvvisamente lo sportello si aprì e ne uscì un piccolo salmone che cercava di scappare dalla busta di plastica. Lo aiutai a liberarsi. Lo presi e lo misi nel lavandino. Dopodiché aprii il rubinetto e lo riempii, in modo che il salmone potesse iniziare a respirare.

I rumori continuavano. Aprii il frigo e vidi una cosa che mi fece rivoltare le budella: c'era una testa di capra mozzata e viva che probabilmente si era originata dalla mezza forma di formaggio caprino che avevo comprato il giorno prima.

Mi girava la testa (oltre che alle palle). Il pavimento era diventato sabbioso. Era saltata la corrente per cui l'unica luce era quella della luna piena che penetrava dalle finestre. Che meraviglia, si vedeva tutto chiaramente!

In casa gli oggetti familiari a cui ero abituato erano scomparsi. Tutto intorno a me era vivo e si muoveva, sembrava che fossi in un bosco e invece ero in casa mia.

Ero stanco, affamato, arrabbiato. Mi veniva da piangere. Iniziai a piangere.

Ero disperato come lo ero stato soltanto da bambino. Mi guardai gli abiti. Erano più larghi ora. Oh no, cazzo! Anche io mi stavo rimpicciolendo.

Capii che quel qualcosa chiamato tempo aveva invertito il suo normale flusso proprio in casa mia. Di lì a poco sarei tornato ad essere un neonato. Andai in camera, preparai un giaciglio accogliente e mi distesi attendendo di tornare piccolo.

Chiusi gli occhi bestemmiando e i rumori del bosco mi fecero addormentare dolcemente.