Corpo • 3 min

Freddo da morire

La casa stava congelando.

Eccomi davanti all'immenso: la porta del mio appartamento. Ero così felice di essere tornato a casa dopo una lunga giornata in ufficio che non ero più nella pelle.

Il modus operandi era sempre lo stesso. Chiave, toppa, giro, spingo. Anche quella volta, solcai la soglia, ruotai un pochetto il busto per richiudere la porta e accendere la luce.

Quando ebbi fatto, mi tolsi la giacca ed appena posata, sentii un brivido freddo risalirmi sulla schiena. L'aria si era fatta gelida improvvisamente. Dal naso mi uscivano delle nuvolette azzurrine di vapore. Amblivabol! Mi sembrava di essere in quel film degli anni ottanta, come si chiamava? Ah si! Demolition man. C'era Stallone che alla fine (spoiler) uccideva Wesley Snipes (il cattivo) che era stato congelato nel penitenziario di criogenesi.

Ma torniamo alla realtà. Anche io mi stavo congelando così come i muri intorno a me. D'istinto, non sapendo neanche il perché, mi gettai sul divano. La cosa probabilmente mi salvò perché, sebbene il divano fosse freddo non era completamente gelato come il pavimento.

Mi trovavo lì, sul mio cazzo di divano come se fossi su un iceberg in mezzo all'Antartide. Non potevo scendere, ero sicuro che mi sarei congelato. Cosa potevo fare? Avevo comunque freddo, per cui dovevo recuperare la giacca. Mi avrebbe aiutato di certo a riscaldarmi.

Ero raggomitolato su me stesso, quasi non riuscivo a pensare.

Mi maledissi per essermi tolto la giacca. Dovevo fare qualcosa. Mi misi in piedi sul divano, mi concentrai e mi lanciai sul mobiletto dove c'era la televisione che, a causa dell'urto, cadde. Si congelò come avevo previsto, andando in frantumi. Ero riuscito ad aggrapparmi, non mi ero però subito reso conto dello spigolo della credenza che mi aveva aperto il sopracciglio. La ferita non sanguinava, probabilmente per il gelo. Tuttavia ero ancora vivo. Con dei passettini laterali mi spostai verso l'appendiabiti in entrata e riuscii ad afferrare la giacca. La indossai tirando la cerniera fin sotto il mento. Mi rilanciai sul divano. Con giacca chiusa, gambe incrociate e mani a coppetta vicino alla bocca cercai di farmi caldo con l'alito.

Secondo la ben nota legge di Muprhy se le cose stanno andando male, peggioreranno. E infatti mi scappava terribilmente la pipì. Non avevo altra scelta se non uscirmelo e farla lì, in sala, sul mio cazzo di pavimento.

La pipì si congelava quasi all’istante e non appena toccava terra si creavano dei disegni molto carini, sembravano delle maioliche color thè. Credo non li avrei mai potuti riprodurre, nemmeno se ci avessi provato altre mille volte. Mi prese un pensiero bizzarro. Con quella temperatura avrei potuto evitare di mettere le birre in frigo perché tenerle a temperatura ambiente avrebbe significato averle belle fredde, anzi gelide.

Ottimo! Peccato solo che non potevo uscire a comprarne.

Dovevo trovare il modo di uscire da quella fottutissima situazione. Avrei voluto dormire un pò, ma non ci riuscivo dal freddo.

La testa era completamente vuota. Non riuscivo a generare nessun tipo di pensiero. Paradossalmente mi veniva da ridere. Per farmi venire un’ispirazione mi ributtai sul mobiletto, quello dove un tempo c'era la tv. Quando atterrai mi venne in mente una possibilità: dovevo gelare la porta tanto quanto lo era il pavimento e poi avrei potuto romperla.

L'idea era buona. Come realizzarla era tutt'altra cosa. In realtà una soluzione c'era ma l'avevo sprecata poco prima sul pavimento. Avrei potuto far pipì facendo un ponticello fra pavimento e portoncino così che il freddo sarebbe passato dall'uno all'altro.

Mi misi tranquillo, concentrato come se stessi facendo un'operazione a cuore aperto. Feci uscire un piccolo rivolo di pipì che dal pavimento risalì verso la porta. Quando c’ero quasi, la vescica si era svuotata. Cazzo!

Mancava un fottutissimo centimetro affinché il ponticello raggiungesse la porta. C'era una sola ultima cosa da fare: raccolsi un corposo sputo in bocca e, come un cecchino, presi la mira. Mi sembrava di giocare a tetris. Lo sputo andò an incastonarsi proprio nel tratto mancante, gelando all'istante la porta. Si! Cazzo!

Mi tolsi la giacca, l'avvolsi attorno al braccio e sferrai il pugno più forte che avessi mai dato in vita mia. La porta andò in frantumi. Così come la mia dignità. Ero stato salvato dalla collaborazione fra uno sputo e una pisciata.