Ero a casa finalmente, dopo una lunga giornata di lavoro. Avevo superato la soglia della porta e me l'ero chiusa alle spalle.
Come sempre, appesi il giaccone e mi diressi in bagno. Dopo essermi avvolto le maniche della camicia fino al gomito, mi bagnai il viso e chiusi gli occhi per qualche istante.
Quando riaprii gli occhi, vidi l'inaspettato. La porta era passata nella parte opposta del bagno e la parete che era li aveva preso il posto della porta. Si erano scambiate, cazzo! Mi sarebbe andato bene se solo la parete dove c'era la finestra non avesse dato sul vuoto e, considerando che ero al secondo piano, significava che aprendo la porta sarei cascato per una decina di metri. Amblivabol!
Ero intrappolato in bagno. Mi guardai allo specchio con gli occhi di un pesce lesso, ero incredulo e disperato. Richiusi gli occhi. Riapertili trovai la porta al suo posto. Forse era stato solo un brutto sogno. Presi l'asciugamano e mi asciugai il viso. Quando finii e aprii di nuovo gli occhi, la porta era dove fino a qualche secondo prima c'era il lavandino e lo specchio. Poco male, pensai, oltre la porta c'era lo studiolo così la aprii e, in modo quasi surreale, entrai nello studio.
Il problema era che anche nello studio le pareti si erano invertite, così potevo solo entrare o uscire dal bagno. Mi accucciai come fanno gli asiatici quando fumano o le donne quando fanno pipì e richiusi gli occhi.
Quando li riaprii trovai le pareti rimescolate. Fortunatamente ora la porta dava sul corridoio per cui potei uscire, mi diressi verso la cucina con la speranza che la mia casa labirinto avesse finito di spaccarmi i coglioni con tutti questi cambiamenti.
Ero di fronte al frigorifero come Giuda di fronte ai trenta denari. Mentre lentamente allungavo il braccio verso lo sportello, l'idea mi folgorò: forse ero io che in qualche modo cambiavo la simmetria delle pareti ogni qualvolta chiudevo gli occhi.
Presi la birra, la aprii e con la tipica espressione di Dario Argento sul volto, andai in sala stando attento a non battere ciglia. Mi sedetti, diedi un lungo e soddisfacente sorso finendone quasi metà e iniziai il mio esperimento. Chiusi gli occhi e li riaprii. Le pareti avevano cambiato posizione: ora avevo il muro con la tv alle spalle. Richiusi e riaprii velocemente gli occhi per tre volte. A ogni giro la configurazione della sala cambiava, pazzesco cazzo! Avevo finito la birra. Era necessario andare di nuovo in cucina per prenderne un'altra, così chiusi e aprii finché non trovai la configurazione di muri che mi permise di raggiungerla.
Il punto era solo uno: non potevo mantenere gli occhi artificialmente aperti perché mi si sarebbero seccati troppo. Così accettai l'idea che i muri cambiassero di posizione ad ogni battito di palpebre. Pazienza, pensai, avrei dovuto soltanto cambiare configurazione per passare da una stanza all'atra. Il problema si sarebbe posto l'indomani mattina, con l’urgenza dell’andare a lavorare, qualora questa strategia non avesse funzionato.
Ad ogni modo, presi la mia bella birra e mi diressi verso la sala. Fra me e la sala ora c'era un muro. Aprii e chiusi. Aprii e chiusi. Aprii e chiusi e voilà! La porta al posto giusto. La attraversai e mi andai a posare sulla poltrona, come un'ape sul pistillo di una margherita.
Sorseggiai la birra lentamente fino a quando dolcemente presi sonno. Mi svegliai che avevo ancora la bottiglia vuota in mano.
Intorno a me la configurazione dei muri cambiava continuamente, a prescindere se avessi gli occhi aperti o chiusi. Era come quando ci si ubriaca con il vino rosso. Non so se ne avete esperienza. Tutto gira vorticosamente; in questo caso però erano i muri che cambiavano di posizione vorticosamente. Non ero ubriaco, la sensazione però era quella.
Avevo il mal di mare, letteralmente, ma non avevo alcuna intenzione di starmene lì a vomitare per cui pensai bene di chiudere gli occhi. Così feci. I muri smisero finalmente di spostarsi in lungo e in largo. Lo percepivo. Ora avevo il problema opposto a quello di prima: non potevo tenere gli occhi aperti perché altrimenti i muri giravano come un vortice. Così a occhi chiusi, non potevo fare proprio niente però.
Feci l'unica cosa sensata che mi venne in mente. Mi alzai in piedi, sempre con gli occhi chiusi, tastai il muro davanti a me, mi preparai, tirai la testa indietro e diedi una testata il più forte possibile. Svenni all'istante.