Corpo • 4 min

Grasso che cola

Mi guardai intorno. Tutto normale. Guardai me stesso e non era per niente tutto normale. Ero enorme.

In un tardo pomeriggio tornavo a casa dall'ufficio. Mi sembrava di ricordare che avrebbero fatto un bel film quella sera in tv ma non riuscivo a ricordare quale fosse, la mia memoria stava andando a farsi fottere o era normale che non mi ricordassi il film in prima serata? Non lo sapevo e non avevo intenzione di indulgere ulteriormente su questo pensiero che mi pareva essere del tenore della domanda «essere o non essere».

Fatto sta che ero arrivato a casa: chiave, toppa, giro, spingo e muovo il primo passo nell'appartamento.

Boom. È fu il buio. Cercai di accendere la luce ma avevo difficoltà a muovermi. Era come se qualcuno mi avesse messo addosso uno scafandro di mille chili.

Cercai ancora di muovermi come avrebbe fatto uno scarafaggio girato sulla schiena che cerca di raddrizzarsi. A fatica riuscii a girarmi e ad accendere la luce.

Mi guardai intorno. Tutto normale. Guardai me stesso e non era per niente tutto normale. Ero enorme. Cazzo! Come se avessi preso d'un tratto cento chili! Con affanno mi avviai verso il bagno, accesi la luce e mi guardai allo specchio. Amblivabol!

Vidi un me grasso, ma tanto grasso. Avevo un doppio mento pazzesco, gli occhi, ridotti a due fessure, aperti a malapena, la bocca ridotta a un perizoma ficcato nel didietro cellulitico che era diventata la mia faccia.

Il collo sembrava fatto di una serie di anelli di grasso impilati uno sull'altro. Andando ancora più giù vidi il pettorale, già poco muscoloso, trasformatosi in una quarta abbondante. Avevo due tette così grandi che se non fossero state le mie mi avrebbero fatto eccitare.

Lo stomaco sformato toccava il bordo del lavabo nonostante fossi lontano circa mezzo metro. La pancia era flaccida e sformata. A quel punto mi venne una grande curiosità. Avevo sempre sentito che i grassi avevano difficoltà a trovarsi il pisello. Così mi sbottonai, anzi cercai di sbottonarmi, i pantaloni ma non ci riuscii. La ricerca del cazzo (in senso letterale) era terminata ancor prima di iniziare. Pazienza.

Mi guardai infine le mani: era come se avessi dei guanti imbottiti, di grasso però anziché di lana. Ero indeciso sul da farsi. La prima idea folle che mi balenò fu quella di tagliarmi via il grasso con un coltello. La cosa però, capivo, avrebbe potuto uccidermi.

Uscii dal bagno avendo cura di spegnere la luce; mi diressi in sala da pranzo. Mi sentivo sfinito ma temevo che se mi fossi seduto su una sedia o sul divano li avrei sfondati. Allora mi sdraiai per terra. Mi sentivo una cazzo di balena spiaggiata. Ero così grasso che non sentivo nemmeno il freddo del pavimento. Feci l'unica cosa che mi pareva potessi fare: chiusi gli occhi e mi addormentai.

Quando mi risvegliai il sole era ancora abbastanza alto. A passo deciso mi dirigevo verso il mio appartamento; era stata una giornata dura e non vedevo l'ora di darmi una rinfrescata per poi adagiarmi sul divano.

Varcando la soglia della porta mi sentii come se qualcuno mi avesse gonfiato come un palloncino. Mi trovai con la testa spiaccicata sul soffitto e non potevo muovermi. Era successa una cosa assurda: mi ero gonfiato così tanto che il volume del mio corpo occupava ora tutto lo spazio della casa. Mi sentivo come la carne in quelle scatolette, ficcata dentro a pressione. Era una strana sensazione, terribile. Iniziai a sudare.

Mi svegliai di soprassalto, avevo fatto un incubo spaventoso. La realtà era solo di un pelo migliore. Ero ancora grasso e spiaggiato sul mio pavimento, sudato e con l'affanno.

Mi girai a fatica su un lato, il destro. Avevo la tv davanti a me. Poco più in alto sul mobiletto, il telecomando. Mi allungai per prenderlo ma era lontanissimo, o meglio, mi sembrava lontanissimo. Mi pareva fosse a portata di mano, in realtà non riuscivo neanche a toccarlo. Cercarci di spostarmi. Dentro ero tutto un tremito. Il mio corpo non si spostava di un millimetro. Era una situazione molto seccante.

Feci uno sforzo sovraumano. Diedi un colpo di reni così forte che mi spostai un poco. Quel movimento scatenò qualcosa nel mio corpo: un peto lungo profondo baritonale. Non so quanto durò esattamente, tanto. Alla fine del peto mi sentivo leggero come se tutto quel lardo fosse volato via con l'aria che mi era uscita dal di dietro.

Mi guardai e quello che vidi mi fece emozionare: ero tornato normale. Doppio mento, strati di collo, panza e tutto il resto erano spariti. Solo una cosa era rimasta strana: le caviglie. Sembrava avessi delle ciambelle attorno. Le guardai con un pò di rammarico; però ero felice. Mi alzai con facilità. Mi sgranchii i piedi, erano pesanti. Mossi dei passi verso il frigo, lo aprii e feci una cosa bella: presi una birra. Gelata.