Cibo • 3 min

La pasta molla

La pizza che dovevo mangiare ... mi stava mangiando!

Sabato sera adoravo andare a mangiare la pizza, era una sorta di rituale che mi permetteva di staccare dalla routine. Di solito l'accompagnavo con una bella birra fredda ma quel sabato sera decisi di rimanere a casa e fare la pizza da me. Trovai una ricetta in rete, presi in dispensa i vari ingredienti e, sorseggiando un bicchiere di birra, iniziai ad impastare.

Una volta creata una massa morbida morbida la riposi in una coppa di vetro per la lievitazione e poi nel forno spento.

Accesi la tv e mi appoggiai in poltrona. Fui svegliato da una strana sensazione sul polpaccio della gamba destra. Aprii gli occhi e mi accorsi che avevo ancora il bicchiere in mano, mezzo vuoto. Voltai lo sguardo verso il basso e vidi una massa elastica, non del tutto informe, che stava risalendo dalla gamba verso l'alto. Amblivabol!

Mi venne quasi un colpo. Il cuore iniziò a battermi forte e il respiro a farsi più veloce. Cercai di scrollarmela di dosso ma più cercavo di farlo più risaliva verso l'alto.

Mi sentivo in trappola, non capivo cosa fosse quella melma bianca. Ad un certo punto, come spesso mi è capitato in vita mia, un fulmine mi colse all'improvviso: la mia stessa pizza mi si stava rivoltando contro. Ma cazzo, non era possibile.

La pizza che dovevo mangiare ... mi stava mangiando!

Mentre il blob pizza mi stava inghiottendo iniziai stupidamente a pensarmi come il condimento della pizza, una pizza al gusto di me. Mi chiedevo, grande com'ero, dove si sarebbe dovuta cucinare una pizza così grande.

Fatto sta che la pasta di pizza mi aveva quasi completamente ricoperto, fino al collo. Ad essere del tutto onesto, iniziava a piacermi quella sensazione. Mi sentivo come un wurstel in un pezzo di rosticceria, un pezzo di rosticceria per giganti.

La pasta era arrivata fino alla bocca così decisi di assaggiarla per vedere com'era di sale ma non appena la assaggiai, la pasta si fermò tutto d'un tratto. La assaggiai di nuovo! Il gusto non era male e il sale era perfetto ... ah! quanto sarebbe stata buona se fosse stata cotta ma non con me sopra come condimento! Avevo capito che se avessi continuato a mangiarla si sarebbe fermata così continuai a farlo. Mangia e mangia la pasta stava iniziando a ritirarsi; quando si era ritirata poco sotto l'ombelico iniziai a sentire dei brontolii nello stomaco.

I brontolii si fecero sempre più forti. Sentivo qualcosa muoversi nella pancia, non mi era mai capitato prima, era come se fossi incinto e avessi una creatura in grembo. Certo, potevo solo immaginarlo dato che non ero mai stato incinto. Era una strana sensazione. Mi sentivo così fiero di avere quel coso in pancia, orgoglioso. Mentre mi cullavo in questi sentimenti capii, e ne fui congelato, che ‘quel coso’ era la pasta che aveva preso vita nella mia pancia.

Avevo un pò paura ma iniziai a riflettere su quale nome gli avrei potuto dare. Me ne vennero in mente vari (tutti tratti dai libri che avevo letto in passato) e mi venne in mente che avrei potuto dover affrontare le doglie per partorirlo o ancora peggio, che sarei potuto morire. Anche perché, per forza di cose, mi avrebbero dovuto fare il cesareo, a meno che non fosse voluto uscire da dietro.

E nel bel mezzo di questo pseudo progetto di parto, il mio figlio di pasta iniziò ad uscire dall 'ombelico. Incredibile ma vero!

Era un serpentello color marroncino. Non osavo toccarlo, ma lo guardavo incuriosito; era lungo e man mano che usciva si andava ad adagiare in grembo.

Non sapevo cosa fare. La parte restante della pasta si era ritirata e si era rimpicciolita, tornando a sistemarsi nella coppa di vetro dove l'avevo messa.

La pancia mi si era quasi sgonfiata e mi sentivo bene. Cosa dovevo farci ora con quella massa pastosa era un bel dilemma: non potevo mangiarla perché mi sarei sentito un cannibale. Non potevo buttarla, era mia figlia. Cosa diavolo dovevo farci?

Presi coraggio e la toccai. Non era né più né meno che una pasta da pizza di circa mezzo kilo. Provai a prenderla in mano e mi venne naturale iniziare a cullarla come fosse un neonato. Iniziai, senza accorgermi, a canticchiare una ninna nanna e ad un certo punto gli diedi un bacetto e mi sembrò che fosse contenta, era bellissima.

Mi alzai e, tenendola ancora fra le braccia, la guardai con occhi colmi d'amore.