È inutile nascondere la mia passione per la tv. Amo in particolare guardarla pensando ad altro come fossi un lobotomizzato. Un hobby questo che coltivo da quando ero bambino assieme al grande amore per i divani, tutti i divani, purchè grandi, morbidi e naturalmente comodi.
Anche quella sera ero steso sul mio bel divano, la tv gracchiante proiettava immagini colorate che non riuscivo ad interpretare e che mi davano un grande senso di compagnia. Ero immerso in mille pensieri e mi trastullavo beatamente lì, su quel divano meraviglioso.
Mentre stavo per alzarmi per prendere la mia birra, accadde qualcosa di stravagante.
C'era un tizio in TV che mi fissava. «Ehi tu». Un momento: ero sobrio, ero sveglio e la tv mi stava parlando. «Si, sei sobrio, sveglio e io ti sto parlando, stupido».
Quindi il tizio oltre a parlarmi mi leggeva nella mente? «Si, ti leggo nella mente». Amblivabol!
Okay. Stavo sognando. «Sembri un pò fesso, certo non pensavo fino a questo punto. No non stai dormendo!».
Decisi a quel punto di parlare, «Chi sei, che vuoi da me?».
«Stai calmo eh, testone» mi incalzò.
Va bene. C'era un tizio in tv che mi dava del testone, mi parlava e mi leggeva nel pensiero.
«Lo so che vuoi prenderti una birra quindi vai e torna che devo parlarti».
Mi stava dando anche degli ordini! Iniziava veramente a rompere; senza dire niente e soprattutto, cercando di non pensare a niente, mi appropinquai verso la cucina.
Una volta in cucina feci un grosso respiro e volli fare una prova. Pensai «in tv c'è uno citrullo parlante».
L'urlo arrivò chiarissimo. «Anche se sei in cucina ti leggo comunque, stupido».
Niente, non potevo fuggire a quella tortura. Un pò abbacchiato aprii il frigo e presi una birra, la stappai e tornai in sala.
«Fammela assaggiare, cosa aspetti?» mi chiese. «Ma dai, come faccio a fartela assaggiare?» dissi. «Sei veramente un ritardato». Prendi la bottiglia e versane un pò sulla televisione!».
Come un automa presi la birra aperta e ne versai sulla televisione. Vidi che il tipo usciva la lingua per cercare di bere la birra come se ci fosse una fontanella in alto.
La birra colava sul monitor mentre il tizio emetteva strani mugolii di piacere.
«Ottima, dammene ancora», mi ordinò. «Senti, vaffanculo. Questa la bevo io», e iniziai a sorseggiarla. Mi guardava come esterrefatto. Era arrabbiato, sembrava che non potesse credere che gli stessi disubbidendo.
Mi feci sfacciato, «se ne vuoi ancora dimmi chi sei e che cosa vuoi da me». Rise. «Pensi di essere nella posizione di potermi chiedere qualcosa?». Fece una pausa. «No, non lo sei».
E fu allora che accadde qualcosa di ancora più sorprendente: prese il controllo delle mie azioni. Allontanai la bottiglia dalle mie labbra, mi avvicinai alla televisione e le versai il liquido nonostante non volessi fare niente di tutto ciò.
Una volta finito, mi misi a ballare come un burattino davanti alla televisione secondo una musica che solo il tizio davanti a me poteva sentire nella sua testa.
Mi muovevo come in trance e non riuscivo a smettere quando, d'un tratto, mi stesi a terra con le braccia aperte e, immobile, cercai di parlare.
«Non voglio che tu parli» mi disse «anzi, adesso faremo un gioco». E iniziò a farmi allungare un braccio e la gamba opposta per farli toccare.
Pensai che non era un gioco così divertente ma solo perché non avevo visto il seguito. Continuò a farmi allungare tanto che iniziarono a farmi male le giunture.
D'un tratto mi mollò. «Allora, ti stai divertendo?» domanda chiaramente retorica in quanto non potevo rispondere; cercai di fare un cenno con la testa ma mi bloccò.
Il tizio iniziò a ridere, a ridere a crepapelle. Io non potevo vederlo ma potevo sentirlo: era una risata grassa, piena. Colsi quel momento di distrazione per allungare il braccio destro, afferrare il telecomando e spegnerlo. Fu un gesto così rapido che quasi non mi accorsi neanche io. La televisione era spenta, il tizio era sparito. Io ero contento. Inspirai lungamente ed espirai lentamente.
Mi addormentai con la spiacevole sensazione di avere uno spinotto, tipo antenna tv, ficcato su per il culo.