Casa • 3 min

Una brutta serata

La tempesta di peti durò parecchio fino a quando improvvisamente, stupito, vidi una minuscola goccia scura cadere sul tv. Amblivabol!

Ero seduto sul mio amato divano, un pò assopito, le gambe distese, mi grattai la pancia. Sentii una specie di mugolio nello stomaco; era dell'aria che si muoveva. Cercai delicatamente di farla uscire. Ne venne fuori un fragoroso peto che mi fece sentire meglio, svuotato. Sorrisi sotto i baffi.

Sentii qualcosa che mi si muoveva nella tuta, era una specie di solletichio piacevole. Alzai la maglietta e ne uscì una nuvoletta azzurrina grigiastra.

Si alzò a mezz'aria e mi si piazzò davanti al viso. La guardai e lei si alzò ancora, andando a sistemarsi in un angolo sù, nel soffitto.

Continuai a fissarla per un pò, al che mi misi in piedi, mi ci avvicinai e saltando cercai di prenderla. Non arrivai perché il soffitto era molto alto e comunque lei fuggì, maledizione! «Dai, non ti faccio niente», sussurrai. Fra l'altro sarebbe stato difficile afferrarla essendo leggermente rarefatta, come una nuvola.

Decisi di ignorarla per il tempo di prepararmi la cena e così feci. Mangiai e mi tornai sul divano. Alzando la testa la rividi nello stesso angolo, era raddoppiata, porcaccia la miseria! Sta stronza!

Ma cosa dovevo farci con una nuvola di peto in casa? Continuai a fissarla ignorando la tv e qualsiasi altra cosa. Più la guardavo e più si ingrandiva. Sembrava che stesse per arrivare un temporale in casa e, ahimè, fu proprio così.

All'inizio si intravidero delle piccole saette blu nella nuvola e dei piccolissimi borbottii come dei tuoni, e no, non erano tuoni ma fragorosi peti.

La tempesta di peti durò parecchio fino a quando improvvisamente, stupito, vidi una minuscola goccia scura cadere sul tv. Amblivabol!

La pioggia di goccioline aumentò e solo l'odore nauseante mi permise di realizzare che, nell'angolo di casa mia, stava piovendo merda (perdonate la crudezza).

Ero allibito. Nell'angolo destro del soffitto della sala del mio appartamento si stava verificando una tempesta di merda, merda vera, marrone e puzzolente.

Il candido angolo si fece marrone e la tv piena di schizzi nauseabondi.

Non ero certo su come procedere, chi poteva darmi una mano in quella situazione? «Pronto. Si, mi piove merda in sala, può gentilmente venire ad aiutarmi?» frase di un certo spessore, sicuramente, ma a chi porla?

Mi era capitato molte volte di dire «che serata di merda!», certo non avrei mai pensato di viverne una in senso letterale.

Dovevo prendere in mano la situazione, ovvero dovevo fare uscire fuori la tempesta di merda che stava imperversando in casa mia. Elaborai una strategia complessa: aprii la porta, presi la scopa e mi avvicinai alla tempesta per indurla a spostarsi fuori. Non l'avessi mai fatto! La nuvola invece si spostò per tutto l'appartamento spargendo così merda in ogni dove.

La inseguii, corsi in lungo e in largo e alla fine, col fiatone, stremato, mi fermai. Guardandomi intorno vidi una casa piena di merda, era come se ci fossero stati mille piccioni insieme o come se si fosse rotta la fogna. L'odore era insopportabile, perfino i miei vestiti erano piedi di merda.

Ero esausto, esasperato e nauseato. E disperato! Non sapevo cosa accidenti fare, a chi diavolo rivolgermi, cosa dire. Mi venne in mente di prendere della carta igienica ed iniziare a pulire ma la tempesta continuava ad imperversare. Così capii che per quanto avrei potuto pulire, la merda avrebbe continuato a crescere. Ebbi un'idea geniale, forse. Iniziai a bendarmi tutto con la carta igienica che avevo a casa, una volta finito sembravo una mummia egiziana. Mi lasciai giusto gli spazi per gli occhi e la bocca. Così, in un mare di merda, bendato come una mummia, feci l'unica cosa utile che potessi fare. Mi avvicinai al frigorifero, aprii lo sportello e con fare regale estrassi l'ultima birra rimasta. La appoggiai sul tavolo e la stappai con uno schiocco rumoroso del tappo.

Me l'avvicinai alle labbra e fu come il paradiso. Il primo sorso gelido di birra mi fece dimenticare tutti gli orrori della merda. Continuai a bere e bere finché non finii la mia birra gelida.

Ci vollero una manciata di secondi per capire che avevo fatto una cazzata, la birra era troppo fredda e io ero accaldato per lo sforzo e le bende. Il borbottio nella pancia fu chiaro e inconfondibile: me la stavo facendo addosso. Mi strappai la carta igienica dalle natiche e corsi in bagno. Giù i pantaloni, mi sedetti sul vaso e una scarica liquida defluì dal mio sfintere. Fu meraviglioso.

In quello stesso istante compresi la nuvola, la sua esigenza di scaricare, e fui contento di non averla fatta andare via.